L’omaggio delle maschere al Re del Goto per 35 anni
Antonio Zuanazzi si commuove quando vanno a salutarlo
Antonio Zuanazzi (nella foto a destra), 93 anni compiuti il 6 marzo, si è posizionato, commenda al collo, davanti al palazzo municipale di San Giovanni Lupatoto e praticamente tutte le maschere che componevano il corteo carnevalesco sono andate a rendergli omaggio, compresi Luciano Zenti, attuale Re del Goto, e il Papà del Gnoco. «Più che a rendermi omaggio, sono venuti a farmi un saluto, cosa che mi ha fatto un immenso piacere, perché sta a significare che non si sono dimenticati di me. Dico la verità, sarà a causa della mia età ormai avanzata, ma la gentilezza del gesto mi ha toccato al punto di farmi versare qualche lacrima, che ho un po’ nascosto, perché mi hanno insegnato che un vero re non piange mai» commenta Antonio Zuanazzi che ha fatto il carnevale per 35 anni. Zuanazzi, classe 1933, ha infatti vestito i panni di Re del Goto, principale maschera lupatotina, quasi ininterrottamente dal 1983 al 2016 anno in cui, già 83enne decise di passare la mano.
Raccolsi lo scettro di Re del Goto dall’oste Dino Veronese che non aveva trovato successori in famiglia in quanto nessuno dei figli era interessato a subentrargli» racconta Zuanazzi. «Io ero entrato da poco più di un anno, attraverso la Pro Loco, nel Comitato del carnevale e avevo, grazie alla barba, il fisico del ruolo. Quando Dino mi propose di succedergli, accettai di buon grado e così divenni Re del Goto e rimasi nel ruolo per oltre trent’anni». Zuanazzi scoprì ben presto che fare il Re del Goto è oltremodo impegnativo soprattutto per la lunga serie di sfilate e manifestazioni alle quali è chiamato a partecipare («La regola è che gli altri gruppi vengono al corteo di San Giovanni Lupatoto e il gruppo locale deve ricambiare la partecipazione» spiega Zuanazzi), alle quali si aggiungono le visite alle scuole e alle case di riposo. Lui di professione faceva il ferroviere e si “mangiava” regolarmente le ferie annuali con le manifestazioni carnevalesche, anche se a ripagare l’intenso impegno c’era l’affetto e il riconoscimento della gente, tanto che in paese, ma anche vari centri della provincia dove si svolgono le sfilate la sua barba (negli anni diventata candida) è riconoscuta da tutti.
Il Re del Goto dalla fine degli Anni Ottanta entra nel ruolo per votazione e successiva incoronazione. Peraltro la maschera nacque a San Giovanni Lupatoto proprio per un fatto di elezioni. Ricorda una puntuale ricostruzione del defunto maestro Giuseppe Lavorenti (storico locale) che nel 1967 il cognato del lupatotino Dino Veronese, Luciano Rainero, detto “Tenace”, di San Zeno, in lista per l’elezione del Papà del Gnoco chiese l’appoggio degli amici che frequentavano la trattoria “al Gallo” di via Garofoli a San Giovanni (oggi diventata un ristorante), gestita allora da Dino Veronese. Il candidato Papà del Gnoco si impegnò, qualora fosse stato eletto, a portare le maschere del baccanale a San Giovanni Lupatoto. “La prospettiva si presentava molto allettante ed in molti si recarono a votare a San Zeno” spiegava Lavorenti. “Rainero fu eletto 437° Papà del Gnoco e si presentò con la sua corte alla trattoria al Gallo. Occorreva però fare qualcosa per San Giovanni e magari istituire una maschera lupatotina. I presenti si rivolsero all’oste Dino e lo nominarono Re del Goto. Egli fu così il primo sire del Goto a sfilare a San Giovanni tra due ali di folla”. Una tradizione, quella della sfilata, che non si è più interrotta e che richiama ogni anno in piazza e nelle vie centrali del paese nel primo sabato di Quaresima molte migliaia di persone ad ammirare maschere e carri allegorici.
Renzo Gastaldo



