La neo dottoressa lupatotina Camilla Cerulli analizza la legislazione legata al doppio cognome in una tesi

Doppio cognome? Anche no, grazie

Last Updated: 16 Giugno 2026

La neo dottoressa lupatotina Camilla Cerulli analizza la legislazione in una tesi

Da studentessa, Camilla Cerulli (nella foto), il doppio cognome confessa che lo avrebbe proprio voluto. Ma gli approfondimenti effettuati in fase di laurea (con tesi proprio sul doppio cognome) le hanno fatto cambiare parzialmente idea. «Al di là della giusta spallata al patriarcato e della parità di diritti fra genitori, quella adottata la definirei, se nessuno si arrabbia, una soluzione da Uccs, ufficio complicazioni cose semplici» commenta oggi un po’ scherzando la lupatotina Camilla Cerulli, con al sicuro in cassaforte la recente laurea magistrale in giurisprudenza a Trento.

La tesi assegnatale dal professor Flavio Guella si proponeva di analizzare l’evoluzione della disciplina dell’attribuzione del cognome nell’ordinamento italiano, indagando il passaggio da un modello fondato sulla tradizione patriarcale a un sistema orientato alla parità di genere e alla tutela dell’identità personale. Nelle pagine conclusive, la tesi sostiene che il superamento del patronimico, vivamente e a lungo caldeggiato dalle istituzioni europee non possa considerarsi concluso con l’intervento giurisprudenziale della Corte Costituzionale in quanto l’attuale costituzionalismo di supplenza “carica l’ufficiale di stato civile di poteri valutativi atipici, rendendo urgente l’intervento del legislatore”.

Tutto ha origine da una sentenza della Corte costituzionale italiana, la n. 131 del 2022, la quale, pur segnando una svolta storica, lascia aperte numerose criticità applicative. «La Corte ha infatti introdotto il principio del doppio cognome, ma senza una disciplina legislativa di dettaglio, generando un quadro ancora incompleto» afferma la neo laureata. «Una prima problematica riguarda l’accordo tra i genitori su quale debba essere il primo cognome: la sentenza pone questo accordo al centro del sistema, ma non ne chiarisce modalità, limiti e forma. Ancora più delicata è l’ipotesi di disaccordo, per la quale si prevede l’intervento del giudice senza però indicare criteri precisi di decisione, con il rischio di soluzioni disomogenee» sottolinea la dottoressa Cerulli. «Un ulteriore nodo riguarda la gestione dei cognomi nelle generazioni successive. L’attribuzione automatica di entrambi i cognomi potrebbe determinare un effetto moltiplicatore, con conseguenze problematiche sul piano pratico e anagrafico, che la Corte non disciplina» dice ancora Camilla.

«Emergono anche incertezze sul coordinamento con la normativa vigente, che resta formalmente in vigore ma è ormai parzialmente incompatibile con i nuovi principi. Ciò crea difficoltà interpretative per gli operatori del diritto e per gli uffici dello stato civile» aggiunge Camilla Cerulli. La palla (ri)passa quindi al legislatore, chiamato all’adozione di una legge organica. «Diversi disegni di legge sono stati presentati e avviati all’esame della seconda Commissione Giustizia del Senato, anche attraverso tentativi di testo unificato, ma l’iter si è arrestato in sede referente senza approdare all’approvazione definitiva» conclude Camilla Cerulli.

Renzo Gastaldo

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