Umberto Smaila a Zevio ricorda la mamma esule

Umberto Smaila a Zevio ricorda la mamma esule

Last Updated: 10 Luglio 2025

L’ex gatto di Vicolo Miracoli ha parlato agli studenti delle scuole

Regnava un silenzio di tomba fra i circa settanta studenti delle scuole medie inferiori di Zevio (nella foto) che lunedì 19 maggio erano presenti all’incontro con Umberto Smaila. Il settantaquattrenne cantante, presentatore e cabarettista (nonché componente del gruppo “I gatti di vicolo Miracoli”) era sceso volentieri a Zevio per raccontare la vicenda umana della madre Giuseppina “Mery” Nacinovich (nella foto), scomparsa nel 2021 a quasi 95 anni di età, che a Zevio aveva insegnato in qualità di maestra elementare, mentre ancora stava vivendo la sua esperienza di esule fiumana.

«Mia madre e mio padre Guerrino, giovani sposi residenti a Fiume, si trovarono fra il 1946 e il 1947 a passare i giorni dolorosi dell’esodo giuliano-dalmata perché volevano essere e rimanere italiani in una terra che, alla fine della seconda guerra mondiale, era stata ceduta alla Jugoslavia per effetto della sconfitta dell’Italia. Erano i tempi delle foibe, i crepacci nei quali veniva gettato chi veniva ritenuto o si dichiarava contrario al regime del presidente jugoslavo Tito. In quel periodo i miei genitori si rifugiarono in Italia e nel 1949 trovarono casa a Verona; nel 1950 venni al mondo io e un mio zio vedendomi sentenziò: “Questo bimbo appena nato è già grande grosso e io penso che da grande potrà fare il granatiere”. La previsione si rivelò solo parzialmente non veritiera nel senso che io sono cresciuto in altezza ma soprattutto in larghezza…» dichiara ancora Umberto Smaila. «Mio padre aprì con i suoi due fratelli, un’officina nel quartiere Filippini e mia madre, che era diplomata maestra, si cimentò in svariati concorsi per fare l’insegnante perché l’insegnamento è sempre stato la “missione” della sua vita» prosegue Umberto Smaila. Mamma Mery ottenne la cattedra e nel 1954 venne destinata al circolo didattico di Zevio, nella frazione di Santa Maria anzi più precisamente nella località Deiolo, un pugno di case posto all’incrocio fra le due strade provinciali che portano la prima a Palù e la seconda alla Campagnola di Zevio. Qui c’era un piccolo edificio scolastico al quale facevano riferimento gli alunni residenti nelle corti rurali di Santa Maria, Pila di Roversola, corte Barbare, Tofanelle ed altre ancora sperdute nella campagna. «Mia madre arrivava al mattino da Verona guidando la sua Fiat 600 e faceva lezione alle multiclassi composte di bambini dai sei agli otto anni o dai nove agli undici anni di età» prosegue Smaila nei suoi ricordi.

«Qualche volta al Deiolo c’ero anche io. Negli Anni Cinquanta la natalità, a Verona come nel resto d’Italia, era molto alta ma non c’erano aule per tutti così si faceva il doppio turno con una parte dei ragazzi che andavano a scuola al mattino ed altri al pomeriggio Il tutto usando le stesse aule. Il risultato era però chi andava a scuola il pomeriggio si trovava al mattino a casa,incustodito e da solo, motivo per cui mia madre mi portava con lei a Zevio e mi metteva in fondo all’aula dove rimanevo fino alla fine della lezione». La maestra Mery insegna al Deiolo fino a1 1958 come attestano i registri di classe ordinatamente conservati negli archivi della direzione didattica di Zevio. Per ogni nome ci sono i voti per materia e i giudizi finali scritti con la bellissima grafia della maestra Nacinovich. Copia dei registri è stata donata a Umberto Smaila alla fine dell’incontro di lunedì 19. I ricordi raccolti da insegnanti e studenti (attuali) sulla maestra Mery raccontano di una insegnante non solo preparata e sensibile ma soprattutto attenta alle singole esigenze di ogni singolo studente e anche della scuola. Giuseppina Nacinovich era legatissima alla terra natia e per questo fu a lungo presidente dell’associazione che radunava gli esuli fiumani. «Ogni volta che nella sua mente si riaffacciavano i ricordi di Fiume, le venivano le lacrime agli occhi» rivela il figlio Umberto. Umberto, che a margine dell’incontro dedicato a sua madre ha raccontato i suoi vari legami con la terra zeviana, «Oltre alla presenza in classe al Deiolo, mi sovviene di una significativa esperienza giovanile come raccoglitore stagionale di mele con tanto di pranzi di mezzogiorno preparati a casa e consumati nella gavetta sul posto di lavoro» svela Umberto.

A scuola al liceo Maffei? «Come tutti i figli di una maestra ero bravo, poi sono diventato bravissimo e poi mi sono trasformato in un furbacchione». Un’altra storia lega Umberto a Zevio. «Ho mangiato per circa 15 anni le mele che gli agricoltori portavano in regalo a mia madre per la sua attività di maestra: pensare che io ardevo dalla voglia di gustare le banane!» conclude l’artista. Umberto Smaila non ha concluso gli studi universitari, ma in 55 anni di carriera nel mondo dello spettacolo ha scritto 40 canzoni, ha venduto circa 3 milioni di dischi, ha condotto 2mila puntate di trasmissioni tv ed ha partecipato a quasi 7mila tra serate e spettacoli. Numeri che rendevano orgogliosa anche mamma Mary, spentasi nel 2021. Con la sua Fiume nel cuore.

Renzo Gastaldo

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