La storia di “Caio Benal” l’arrotino che gira l’Italia in bicicletta
Il lupatotino dall’infanzia mancata ora vive a Foligno
Ci sono storie difficili da raccontare. Trovare i giusti termini che esprimano la resilienza di alcune persone non è semplice, si rischia di cadere nella banalità. Proveremo a parlare di Claudio Benal, detto Caio, 50 anni, arrotino (nella foto), di origini lupatotine, trasmettendo alle parole la sua essenza, il suo spirito libero. La sua infanzia è stata mirata da una condizione familiare problematica, ed inoltre a soli due anni e mezzo ha subito un intervento al cuore.
Poco affetto e poco gioco. Ancora di salvezza è stato però il nonno paterno Michelangelo, originario di Zevio, anche lui arrotino, che ha tramandato a Claudio l’amore per la sua professione. Il ragazzo crescendo ha trovato punti di riferimento nel contesto sociale di San Giovanni Lupatoto, e ancora oggi ricorda con gioia e gratitudine le sue maestre, solo per citarne alcune: Graziella, la vicepreside Rosaria e l’insegnante Bondi. È questa la sua mentalità: guardare sempre al positivo, anche quando ce n’è davvero poco. Così, appena diciottenne, ha lasciato le proprie radici credendo ancora di poter amare la vita e darle un senso, uno scopo, al di là di ogni difficoltà. Sono stati anni forgianti, racconta, alcuni vissuti anche per strada.
Oggi il mastro arrotino vive a Foligno, in Umbria, ma con la sua bici percorre l’Italia, a volte pedalando, altre salendo sul treno sempre insieme alla sua compagna di vita a due ruote. Nel 2018 ad Empoli, dopo vent’anni di lavoro e progettazione, ha costruito la sua officina mobile partendo da una Olmo maschile degli anni sessanta, ottenendo anche un brevetto. Sopra la canna è presente una mola ad acqua, azionata da una catena che si mette in funzione pedalando, e durante l’affilatura dei coltelli sostituisce la classica a trazione. Una soluzione geniale e 100% green. Ma il suo estro creativo non finisce qui, infatti ha realizzato anche tavolette per la lettura in Brail e sperimenta sempre nuove soluzioni partendo dal riciclo di materiali di scarto. Ad esempio, trasforma lattine usate di alluminio in “ribattini” utilizzati per ancorare i manici alle padelle. Claudio paragona il suo lavoro alla sua vita: accade che le cose si rompano, che l’anima venga fatta a pezzi, eppure, con amore e dedizione, tutto, una pentola il cuore ed il destino possono essere aggiustati. I ricavi di questa attività vengono parzialmente devoluti in beneficenza ad associazioni per ragazzi con sindrome di Down e ipovedenti. L’esperto affilatore di coltelli ha così conosciuto anche il tenore Andrea Bocelli (nella foto in basso e con lo chef Gianfranco Vissani), con il quale ancora oggi mantiene i rapporti, presenziando anche a diversi eventi umbri e non solo. A settembre l’arrotino si iscriverà alle scuole serali, per consolidare la lettura e la scrittura, per riprendersi quella parte di infanzia mancata. Racconta commosso di aver perdonato chi, senza volerlo, l’ha ferito in passato.
Gli poniamo così l’ultima scomoda domanda, prima di salutarlo: «Claudio, ti andrebbe di dire qualcosa ai bambini di oggi?» «Sì, che nulla è mai perso nella vita, che si può dare anche e di più di ciò che non si è ricevuto. E soprattutto che la rabbia ed il rancore rendono la vita sterile. Che le proprie passioni, come la mia per la bicicletta e l’avventura, possono essere le medicine dell’anima. Voglio anche dire loro di studiare e formarsi il più possibile, perché è importante». Caro Claudio, grazie per il tuo insegnamento: anche le storie difficili da raccontare possono chiudersi con un lieto fine.
Francesca Sinardi





