Saifecs, storia di lavoro e di lotte sindacali
Come eravamo, a cura di Facebook Sghie e Franco Piola
Rubrica in collaborazione con la pagina Facebook Sghie e Franco Piola di VideoFutura, noto videomaker che per oltre quarant’anni ha ripreso San Giovanni Lupatoto e la vita dei lupatotini.
La storia della cartiera Saifecs corrisponde largamente alla parabola dello sviluppo industriale di San Giovanni Lupatoto: crescita prorompente nella prima metà del secolo scorso e progressivo declino dal 1970 in poi. Nata, si racconta, fra il 1924 e il 1926, per una scoperta casuale degli ingegneri Stangalini e Battistoni che cercavano un nuovo procedimento chimico per abbassare il costo di produzione della pasta di cellulosa, nel 1932 venne infatti costituita la Società Anonima Industria Fibre e Cartoni Speciali (Saifecs). Lo stabilimento cartario si sviluppò notevolmente negli Anni Quaranta e Cinquanta tanto che nei primi Anni Sessanta arrivò a superare gli 800 dipendenti ma alla fine di questo decennio sono cominciati i passaggi di proprietà di fabbrica e terreni (per un periodo la Saifecs sotto il marchio Necchi e Campiglio, è stata una delle società controllate dal faccendiere Michele Sindona) e le manovre per la riduzione del personale.
In proposito in paese si ricorda quel 26 dicembre 1972 Santo Stefano, in cui il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Carraro (nella foto di Fulvio Mazzi), si presentò ai cancelli della cartiera Saifecs, con la fabbrica in stato di occupazione. La visita stava a testimoniare la sua solidarietà di prelato ai circa 430 lavoratori 80 dei quali, per decisione dell’azienda, dovevano essere licenziati. Fu, a livello provinciale, la prima occupazione di uno stabilimento e fu l’epilogo di un durissimo confronto fra la direzione e le maestranze. La storia parte da lontano. Nell’ottobre 1971 l’azienda annuncia di voler licenziare 160 dei 600 dipendenti complessivi. Il paese in blocco rifiuta l’operazione. La situazione viene tamponata con il ricorso alla cassa integrazione. Nel settembre 1972 però si torna a parlare di 80 licenziamenti. I sindacati e il Consiglio comunale ancora una volta si oppongono. Per circa un mese si assiste a scioperi articolati per turno e a tentativi di mediazione del Prefetto. Il 7 novembre viene programmata a San Giovanni una grande manifestazione «per l’occupazione e contro i licenziamenti». La proprietà però non cede e mantiene la sua intenzione di procedere alla riduzione della forza lavoro.
Il 7 dicembre 1972 si svolge in fabbrica una drammatica assemblea al termine della quale i lavoratori decidono di occupare lo stabilimento dal momento della ricezione delle prime lettere di licenziamento. Le raccomandate relative ai primi 57 licenziamenti arrivano il 10 dicembre e dall’11 la fabbrica viene occupata e la produzione interrotta. I lavoratori si organizzano per turni per presidiare lo stabilimento. La protesta si estende anche a Verona: in piazza Brà viene installata una tenda alla base del monumento del re Vittorio Emanuele. Il giorno di Santo Stefano alle 11.45 anche il vescovo Giuseppe Carraro fa visita alla Saifecs occupata e vi celebra una messa. Ad accoglierlo tutti i lavoratori, molti cittadini e il consiglio comunale, sindaco in testa. “Sono qui come Pastore della diocesi a condividere la vostra ansia” furono le sue parole. Il vescovo si schiera dunque dalla parte dei lavoratori. Si susseguono le manifestazioni. Il 25 gennaio a Roma viene raggiunto l’accordo. L’azienda revoca i licenziamenti. I lavoratori fanno ripartire gli impianti. La fabbrica cartaria, sempre tra alti e bassi, lavorerà fino al 2000. (Qui sotto il video realizzato da Franco Piola)
Renzo Gastaldo



