Il cippo di don Vittorio Galvani che si offrì ostaggio ai tedeschi
L’alpino Vittorio Zecchetto ne mantiene vivo il ricordo
Vittorio Zecchetto (nella foto), alpino ottantenne a lungo capogruppo delle penne di San Giovanni Lupatoto (ha ricoperto la carica per circa 25 degli ultimi 40 anni) ha deciso di combattere la sua personale battaglia per mantenere viva la figura di don Vittorio Galvani nel panorama storico lupatotino. Lo stesso Zecchetto illustra il personaggio e le due prime iniziative che metterà in atto.
«Per prima cosa mi rivolgerò all’Amministrazione comunale di San Giovanni Lupatoto per chiedere che alla prossima cerimonia del 4 novembre, nel discorso commemorativo che si tiene al Monumento ai Caduti, venga brevemente citato don Vittorio; lo stesso potrebbe accadere il prossimo 25 aprile – spiega Zecchetto –. La seconda iniziativa riguarderà la manutenzione del cippo di pietra della Lessinia posto alla sinistra del monumento, sasso che reca la targa in bronzo con il nome di don Vittorio» prosegue l’alpino. «Intendo farmi carico personalmente della pulizia della targa in modo che risulti sempre leggibile per i cittadini che passano sul marciapiede. Credo che don Vittorio Galvani, per il coraggio dimostrato il 26 aprile 1945, meriti questo ed altro ma soprattutto ritengo che gli sia dovuto un ricordo imperituro» conclude la penna nera.
Il fatto al quale Zecchetto fa riferimento risale al 26 aprile 1945. Don Galvani, parroco nella frazione legnaghese di Canove, si offrì ai tedeschi che volevano passare per le armi, per rappresaglia, una trentina di ostaggi civili. I cittadini legnaghesi erano stati presi prigionieri dai tedeschi per fucilarli, dopo che nei confronti delle truppe occupanti era stato fatto un atto intimidatorio da parte di alcuni giovani del luogo. L’eroico e disinteressato atto del parroco mosse a compassione l’ufficiale tedesco che comandava l’operazione che rilasciò tutti gli ostaggi. Il disinteressato gesto del sacerdote originario di San Giovanni Lupatoto nel frangente della possibile fucilazione e tutta la sua opera sono impressi nel sentimento popolare della frazione di Canove tanto che il Comune di Legnago nella frazione di Canove gli ha dedicato la piazza e la parrocchia gli ha intitolato la scuola materna. Racconta ancora Zecchetto: «La sua vicenda non è molto nota a San Giovanni Lupatoto. Io l’ho scoperta in quanto me ne ha riferito il pensionato Gino Praga, poi scomparso, che ne era venuto a conoscenza per caso passando in auto per Canove e leggendo le lapidi poste a ricordo dei fatti. Praga si era incuriosito, aveva ricostruito lo svolgimento della vicenda e cominciato a bussare alle porte del municipio lupatotino perché l’amministrazione comunale rendesse ufficialmente merito a questo suo figlio. Ci riuscì nel 2012, dopo anni di “pressione” sugli amministratori e grazie alla sensibilità di Igino Maggiotto» riferisce ancora Zecchetto. «Praga mi raccontò anche che a Canove c’era chi stimava don Galvani quasi come un santo, tenendo addirittura la sua foto sul comodino».
Don Galvani, nato nel 1902, fu ordinato sacerdote nel 1927 arrivò alla vicaria di Legnago nello stesso anno, prima come curato a San Pietro e Vigo e dal 1933 a Canove, dove gli fu assegnata, nel 1943, la guida della parrocchia che conservò fino al 1960. Morì a 74 anni a Negrar il 22 luglio 1976.
Renzo Gastaldo



