Il Sentiero a tu per tu con Davide Ghiotto
L’oro olimpico nell’inseguimento a squadre del pattinaggio di velocità sul ghiaccio saluta i nostri lettori
Il Sentiero ha incontrato un protagonista dei recenti Giochi invernali di Milano-Cortina 2026. Si tratta del vicentino Davide Ghiotto, oro nell’inseguimento a squadre del pattinaggio di velocità su ghiaccio (assieme ad Andrea Giovannini e Michele Malfatti). A livello individuale, Ghiotto è uno specialista dei 10.000m, dove vanta un bronzo olimpico (Pechino 2022), tre ori iridati, una Coppa del Mondo e un record mondiale. L’emozionante vittoria, ottenuta battendo in finale i favoriti americani, è scaturita da una delle delusioni più cocenti della mia carriera. L’atleta delle Fiamme Gialle si era presentato alla partenza dei “suoi” 10.000 con l’ambizione di salire sul podio. «Era una gara a cui puntavo moltissimo, ma, giro dopo giro, sentivo che le gambe non rispondevano come avrei voluto. Vedendo i passaggi forniti dall’allenatore e avvertendo la difficoltà nel seguire la tabella prefissata, la testa ha iniziato a ragionare troppo e la mia azione ha perso efficacia, tanto che, negli ultimi giri, ero così deluso che desideravo uscire al più presto dal palazzetto». Rimaneva però un’ultima possibilità per dimostrare di essere un campione: l’inseguimento a squadre, specialità in cui due nazionali contrapposte si affrontano percorrendo otto giri (3200m) dell’anello ghiacciato. «Essendo l’atleta più titolato della squadra italiana ho dovuto archiviare subito la delusione della gara individuale per rimanere concentrato sull’obiettivo e, soprattutto, per trasmettere sicurezza ai miei compagni».
Nel cammino verso l’oro non c’è stato niente di scontato: già ai quarti di finale, l’Italia ha incontrato gli Usa (campioni iridati e detentori del record mondiale), principali favoriti per l’oro; tuttavia, i nostri sono stati autori di una prova superlativa, ottenendo il miglior tempo tra le nazioni schierate. In semifinale gli azzurri hanno nuovamente annichilito gli avversari, registrando ancora una volta il miglior crono e garantendosi l’accesso alla finale. Nella prova decisiva hanno ritrovato i temibili statunitensi, anche se la gara aveva ormai preso un senso unico: con un’altra dimostrazione di forza, giro dopo giro, i nostri sono riusciti a minare la solidità degli americani, precedendoli sul traguardo di oltre quattro secondi. Dopo il trionfo, la soddisfazione più grande per Ghiotto è stata quella di riabbracciare il figlio Filippo che non vedeva da due mesi. «Questa è purtroppo la contropartita del nostro lavoro ed è quello che nei prossimi anni mi farà riflettere se continuare. Filippo è nato a novembre e, finora, non sono mai riuscito a festeggiare il suo compleanno perché in quel periodo siamo nel pieno della Coppa del Mondo. Inoltre, nel periodo di gare noi atleti dobbiamo vivere in una specie di “bolla”, evitando tutto ciò che può complicare la preparazione. Un semplice raffreddore prima dell’Olimpiade può compromettere quattro anni di lavoro». Per aver saputo trasformare la delusione in trionfo e per l’importante ruolo svolto dal pattinaggio su ghiaccio come fucina di medaglie, il Coni lo ha scelto come portabandiera dell’Italia durante la cerimonia di chiusura all’Arena.
Laureato in filosofia, Ghiotto, ha concluso la chiacchierata con alcune perle applicabili all’esistenza di tutti i giorni: «Nella vita di uno sportivo ci sono tanti giorni no, sono pochi i momenti che ripagano dei sacrifici fatti. Questo però fa parte del gioco: devi essere forte mentalmente per rimanere concentrato sull’obiettivo. La mia è stata un’evoluzione continua: nel tempo ho imparato dagli sbagli e, come nella vita normale, quando inizi a non fare più gli stessi errori, migliori. Questo aspetto porta ad un salto di qualità decisivo: diventi consapevole delle tue capacità, ti alleni con maggior motivazione, impari a superare le difficoltà in modo che, quando se ne ripresenta una, sai già come uscirne».
Pietro Perbellini




