Radio RCS, dalla taverna alla DAB: passione diventata professione
Il direttore Filippo Cagalli: «Tutto iniziò nel 1984 da papà Raffaello…»
Tutto cominciò nel 1984, in una taverna di Casaleone ricavata dalla vecchia cantina di papà Raffaelo e mamma Rina. Dove un tempo c’erano bottiglie e scaffali impolverati, arrivarono casse acustiche, luci, impianti rudimentali e tanta voglia di sperimentare. Così nacque una discoteca privata, fulcro di un’amicizia e di un sogno destinato a diventare realtà. In quella taverna, quattro amici si ritrovavano regolarmente, uniti dalla passione e dalla voglia di creare.
Ivo Defanti, esperto di elettronica, costruì un’antenna artigianale installata sopra un condominio. Tuttavia, a causa della scarsa irradiazione del segnale, ci affidammo successivamente al tecnico di Radio Adige, che ci montò un’antenna sopra il silos di un nostro amico. Questa soluzione si rivelò efficace: il segnale radio riusciva a coprire una decina di chilometri, raggiungendo così tutto il territorio di nostro interesse. Paolo Bigardi, il venditore entusiasta del gruppo, visse un’avventura tanto romantica quanto bizzarra: si innamorò di una ragazza messicana conosciuta dopo aver composto un numero di telefono sbagliato. Arrivò perfino a volare da lei, ma tornò con più dubbi che certezze. Poco dopo superò il confine del “Menago”, abbandonando il progetto. Maurizio Zanchetta, il tuttofare, era l’anima operativa: univa tecnica e creatività, suonava la tastiera nel gruppo Slam e lo si poteva trovare ovunque, dalle sagre paesane ai carnevali della zona. L’ultimo del gruppo, il futuro fondatore di Radio Rcs, il sottoscritto, era già appassionato di musica: con due piatti e delle cassettine iniziò a costruire una programmazione musicale continua, 24 ore su 24, mescolando dance anni ‘80, disco italiana e nuove proposte. Da quella passione nacque Antenna 92, la prima vera radio del gruppo. Ma l’entusiasmo non bastava: le spese superarono presto le entrate e, dopo soli due anni, Antenna 92 fu costretta a chiudere. La delusione, però, non spense la determinazione.
A 22 anni arrivò l’incontro decisivo con Federica Menegazzi: «Se ti piace fare radio, io ti aiuto», fu la frase che cambiò tutto. Qualche giorno prima dell’entrata in vigore della Legge Mammì, che bloccava le nuove frequenze, accesero Radio Cerea… Un anno dopo si sposarono! Nel 1993, la realtà si evolve ulteriormente con la nascita ufficiale di Radio Rcs, che diventa presto un punto di riferimento per l’informazione e l’intrattenimento nel veronese. Nel corso degli anni la radio ha formato sette giornalisti, dando spazio anche a voci amatoriali diventate professionisti del microfono. Il riconoscimento più importante arriva nel 2008, con il Premio Stampa Figc Veneto per Radio Grande Sport, il programma dedicato al calcio dilettantistico veronese. Nel 2013, l’Hellas Verona torna in Serie A e sceglie Rcs come radio ufficiale. Un anno dopo, la redazione torna a occuparsi anche delle squadre minori del territorio. Nel 2017 Rcs approda anche in Tv sul canale 783 per 4 anni. E con la pandemia, nel 2020, arriva una nuova evoluzione: il database musicale si trasforma in contenuti video, nascono le dirette radiovisive con webcam, e la radio si apre al mondo digitale. Oggi la famiglia è cresciuta: Federica è ancora al fianco del fondatore, e i figli Martina e Andrea sono parte integrante del progetto. Martina, laureata in Psicologia con specializzazione in marketing e comunicazione, è l’attuale amministratrice della radio. Andrea, studente del Politecnico di Milano e violinista con oltre dieci anni di studio alle spalle, contribuisce allo sviluppo informatico e alla produzione video delle trasmissioni. Radio Rcs trasmette oggi in Fm nel veronese e in Dab (Digital Audio Broadcasting) in tutto il Veneto. La redazione conta sei giornalisti pubblicisti, impegnati ogni giorno nella valorizzazione delle notizie locali, mentre i Dj e gli speaker – tra cui lo stesso fondatore – animano eventi e serate in tutto il territorio.
«Sono tante le persone a cui devo dire grazie – conclude – a partire da quei tre amici della taverna. In 35 anni di storia di Rcs so che dimenticherò qualcuno, ma oggi voglio dirlo a tutti: grazie per aver fatto parte del mio sogno». A proposito… mi chiamo Filippo Cagalli (nella foto in alto e sotto insieme al team di Rcs), lupatotino dal 1994, e sono felice di annunciare che da questo mese Radio Rcs è orgogliosa di collaborare alla diffusione delle veline di questo straordinario mensile, contribuendo a portare la sua voce anche sui nostri canali. È un’iniziativa che rafforza il legame con il territorio e valorizza un percorso editoriale che, nel tempo, ha saputo tracciare un vero e proprio sentiero nella realtà locale.




