L’ultimo saluto al prete operaio
La scomparsa di don Luigi Forigo
Quanto il Gigi (al secolo don Luigi Forigo, 86 anni, prete operaio della Madonnina, spentosi sabato 11 ottobre) fosse apprezzato dalla gente comune e anche dal mondo ecclesiastico, lo si è visto il 15 ottobre, giorno delle sue esequie. La cerimonia funebre, presieduta dal vescovo di Verona Domenico Pompili (nella foto in basso), ha visto sull’altare ben sei sacerdoti e altri cinquanta erano nella navata laterale. I banchi della chiesa di San Giovanni Battista, che ha ospitato il funerale, erano colmi in ogni ordine di posti così come gli spazi laterali. Nessuno ha infatti voluto mancare nel momento dell’ultimo saluto a questo prete che 52 anni fa, ha scelto, insieme con altri tre, di essere sempre vicino agli ultimi e ai bisognosi e al fianco di chi prestava la propria opera in fabbrica. E così alle 8 del mattino e fino alle 9.30 la salma del sacerdote è stata esposta al Santuario della Madonnina – “sua” chiesetta per 52 anni – per il saluto di fedeli, amici e conoscenti; alle 9.30 il corpo del sacerdote è stato trasferito nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista per le esequie ufficiali.
Una partecipazione numerosissima di San Giovanni Lupatoto per l’addio a questo prete e per sancire il riconoscimento per una vita costellata di atti, testimonianze ed esempi positivi. Il Gigi aveva infatti speso la sua esistenza, attraverso la Comunità della Madonnina e in prima persona, per la realizzazione vera del messaggio cristiano, per la pace, contro la produzione delle armi e l’accumulo delle ricchezze. Concetti e obiettivi che hanno sempre guidato l’azione dei preti della Comunità della Madonnina fin da quell’8 dicembre 1973 in cui presero dimora in una casa della corte rurale di Ca’ dei Sordi per vivere un’esperienza, più in linea con il Vangelo, del loro ministero sacerdotale e di una chiesa di fraternità.
La sistemazione logistica per loro l’ha trovata il vescovo Giuseppe Carraro, dopo averli incontrati più volte. L’obiettivo del presule è quello da una parte, di lasciare spazio entro certi limiti a questa spinta innovatrice e nello stesso tempo trattenere all’interno della struttura ufficiale della Chiesa i 4 scalpitanti sacerdoti. I quattro pretini infatti, passati attraverso i contenuti totalmente innovativi per la comunità cattolica, del Concilio Vaticano II e la ventata per certi versi rivoluzionaria del Sessantotto, si sono posti delle domande esistenziali soprattutto provenienti dalla totale divergenza fra le nuove indicazioni contenute nella parola conciliare rispetto alle direttive della gerarchia ecclesiastica locale.
Don Forigo ha collaborato per quattro anni con la parrocchia di Porto di Legnago e ha conosciuto a fondo i problemi della classe operaia e lavoratrice in genere. Gli altri tre sono molto sensibili su questa ed altre tematiche sociali. I giovani preti si sono ritrovati davanti a una serie di principi e di interrogativi. «Il primo è quello di vivere una esperienza di comunità, senza capi e senza leader. Il secondo è quello di avere un proprio lavoro che consenta di godere di un reddito proprio senza dover dipendere dallo stipendio diocesano. Il terzo riguarda il Vangelo e il senso delle parole che si rivolgono ai fedeli. Ultimo punto cardinale la difesa della pace e della non violenza che deve prevalere su tutto e in ogni occasione» ricordava don Forigo. La gente di San Giovanni Lupatoto ha colto il suo messaggio».
Renzo Gastaldo





